“Noise is the child of chaos. It confronts us daily and can come to symbolize all that is accidental in life.” È questa la frase che più mi ha colpito nel libretto che accompagna Bruit-graffiti del compositore elettroacustico Marc Tremblay. Se invece vogliamo presentare quello che è l’aspetto più “sentimentale” dell’intera faccenda, sempre secondo il musicista canadese, è interessante porre in risalto un’altra citazione: “I love to discover the poetry in the noise that surrounds us.” L’atmosfera che permea le composizioni (registrate in un arco temporale che va dal 1990 al 1997) è impregnata di umori rumoristi, ma nonostante il “bruit” che campeggia nel titolo non dovete aspettarvi un fragoroso assalto alla Sutcliffe Jugend, quanto piuttosto una minuziosa ricerca su oggetti della quotidianità che producono, consapevolmente o meno, rumore e che sono stati utilizzati da Tremblay per mettere insieme una disparata varietà di suoni concreti a tema; infatti ciascuno dei sei pezzi ruota attorno a un argomento specifico (l’automobile, il telefono, le monete, ecc.). Annotazioni finali: 1) il disco è stato registrato con il supporto del Canada Council for the Arts 2) Résidus (clip dadaïste) è puro trash da gabinetto (ascoltate e capirete!!!).