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electrocd

Billet

Du noir tout autour dans The New Noise

«Recensioni», Vasco Viviani, The New Noise, 19 décembre 2025
samedi 20 décembre 2025 Presse

Un trittico che verte sulla nozione di giardino interiore come metafora di un’intima percezione del mondo, questo è Du noir tout autour del franco-italiano Armando Balice, nome per me assolutamente sconosciuto.

Black Garden, Empty Garden, Light Garden i titoli dei brani: nero, vuoto, luce. Armando utilizza i suoni registrati mantenendone le asprezze e utilizzandoli per costruire lunghi viaggi circoscritti, dove luci e ombre si intervallano e si accavallano. Spesso nel primo movimento sembra di essere alle prese con un decollo, con la partenza di una presenza misteriosa e possente. È il terreno stesso a vibrare, a mandare in agitazione fauna e flora, lasciando ad Armando il compito di armonizzare l’atmosfera con corde e sentori che abbracciano sia ipotesi carpenteriane, sia sperimentalismi senza compromessi. Ma se a chiudere il giardino nero sembra essere una riduzione operistica tra frequenze sconnesse, ad aprirci al vuoto sembra essere un viaggio dentro noi stessi. Empty Garden sembra creare uno squarcio attraverso il quale osservarci e rivivere tramite ciò che risuona dentro di noi. Una cavità drammatica e potente, dove — quasi rileggendo l’immagine di copertina di Pierre Barraud de Largerie — sembriamo in una fase di trasformazione che possa precedere una nuova e futuristica forma. La luce, così come la intende Armando Balice, sembra essere nelle mani della natura, quasi un elemento costante e associabile alla vita, all’espressione e alla trasformazione di energia che produce movimento e dialogo. Il contorno, quell’eterno sentimento di ascesa, di drammatica ascesa, è ovviamente costrutto umano che però non riesce a nascondere una speranza che non ci vede protagonisti. Un passaggio che dall’antropocentrismo passa ad un racconto fantastico, libero, dove esseri ed emozioni si uniscono in movimenti emozionanti. Le esplosioni che ci portano al finale sembrano essere libere e gioiose, forse per la fine di un tragitto forzato e tutto sommato inutile, più apprezzabile per il suono che può accompagnarlo che per il senso in sé. Ma se è vero che l’essere umano è l’unica specie a registrarsi e a lasciar traccia di sé, il viaggio di Armando Balice ha un suo senso e ci accompagna per i sentieri più oscuri, fuori e dentro di noi.

… le voyage d’Armando Balice a un sens et nous accompagne sur les chemins les plus sombres, à l’extérieur et à l’intérieur de nous-mêmes.