Skip to main content
electrocd

Blog

2899 results
  • 109
  • 110
  • 111
  • 112
  • 113
  • 114
  • 115
  • 116
  • 117
  • Formes audibles in Monsieur Délire

    “Listening Diary”, François Couture, Monsieur Délire, July 1, 2013
    Monday, July 1, 2013 Press

    A new name in empreintes DIGITALes’ electroacoustic roster: Manuella Blackburn from the UK, not even 30 years old. Formes audibles features six mid-length works (8 to 15minutes); works that bear the mark of the great French and British acousmaticians, especially Dhomont and Smalley. Each piece focuses on a source (electric guitar, cajón), a place (Japan in Karita oto), a concept (Spectral Spaces). Yet, despite these various approaches, the works here weave a homogeneous and firmly assured musical identity. Sensitive and rich works that fit a “classical” idea of electroacoustic music.

    The works here weave a homogeneous and firmly assured musical identity

    Topographies in Blow Up

    “Frenesia Post-Industrial”, Girolamo Dal Maso, Blow Up, no. 182/183, July 1, 2013
    Monday, July 1, 2013 Press

    Martin Bédard è un compositore canadese di musica elettroacustica dall a brillante carriera accademica e con numerosi riconoscimenti (festival, premi, istituzioni accademiche e culturali) da una part e all’altra dell’oceano. Topographies è un lavoro curatissimo a partire dal package Tutto in in cartoncino (no plastica) con una bella e appropriatissima immagine sulla cover e un pieghevole all’interno (che “è” l’interno) ricchissim o di informazioni. La prima impressione all’ascolto è quella di una topografia del caos e del disastro. Basta prestare appena un po’ più di attenzione e il giudizio si capovolge: questo è un lavoro pie no di pensiero. Non solo perché nulla sembra lasciatoal caso, per la strutturazione dei pezzi, lucidamente organizzati con l’alternanza di sonorità fragorose troppo chiaramente elaborate elettronicamente: rumorosità, ritmiche percussive, macchinari sincopati roboantì, come un treno lucidamente impazzito. Più che un grafico dei luoghi — troppo statico e astratto — quella di Bédard è un a scrittura del rumore che li riempie. Anche il libretto — esso pure pieno di segni, di parole — non è una didascalia, ma parte del progetto, come un vettore, una freccia che indica luoghi sfatti industrial-post-industriali in cui (almeno mentalmente) collocarsi. Nel fragore generale si possono intuire rumori diversi (rumori “diversamente” rumori), altri tipi di sonorità. Questa auscultazione rende l’ascolto più interessante e attento, quasi a impedire preventivamente (ma con una certa rigorosa fatica richiesta) di essere frastornato. Basta pensare a come si spegne Topographie de la noirceur o alle pau se oniriche, spazzate da venti gelidi e inquietanti, di Push & Pull o di Champs de fouilles. La violenza e il suo impatto sonoro non è, però, tanto quello di luoghi ma delle reazioni che questi luoghi suscitano. Bédard rifugge nel modo più assoluto da uno sguardo compassionevole: in lui solo nuda, cruda ostensione, ostinata ricollocazione. I luoghi sociali che frequenta sono di per sé carichi di tensioni, in cui complessità, alterità e violenza squassano le sicurezze ordinarie: un carcere (luogo di reclusione), una ronda notturna, la ferrovia (luogo di passaggio per eccellenza nella modernità), un ponte crollato nel 1907, scavi archeologici (che — per un italiano — fa un po’ impressione pensare situati in Canada). In tutto questo la riflessione sull a memoria, su una certa memoria, su ciò che si tende a dimenticare o a lasciare da parte (e quindi bisogno andarci in questa parte, in questa realtà posta ai margini: bisogna andare ai margini, marginalizzarsi). Senza dimenticare l’identità francofona di Bédard, con il suo carico simbolico di lotta identitaria. A Michel Foucault sarebbe piaciuto questo disco, per i luoghi che frequenta, pure ad Artaud che l’avrebbe amato con odio implacabile, e pure Bataille che l’avrebbe trovato pieno di pensiero, non di “pensieri”, ma di suoni e rumori gravidi di pensiero, in atto di pensare, pregni, toccati, scalfiti e scassati dal pensare che hanno fatto scaturire. Un pensiero che “si” rivolta (come lo smascheramento di una trama autoriflessiva, auto-distruggente e insieme auto-costitutiva), energia dischiudentesi, sempre in atto, in eccitazione permanente, di cui esplora con lucidità e rigore il versante patologico più che quello vitalistico. I luoghi (topoi) di Bédard sono spazi pieni di suono da cui è risucchiata come una ventosa la vita, tragica, violenta, impetuosa, eppure sospesa, fragile, esposta. Un esercizio di pensiero. Filosofia militante. Musica.

    … suono da cui è risucchiata come una ventosa la vita, tragica, violenta, impetuosa, eppure sospesa, fragile, esposta. Un esercizio di pensiero. Filosofia militante. Musica.

    Topographies in De:Bug

    “Kritik”, multipara, De:Bug, no. 174, July 1, 2013
    Monday, July 1, 2013 Press

    Wie das Label ist auch Martin Bédard in Montreal zu Hause, wo er studiert und (bei Robert Normandeau) promoviert hat und wo er heute unterrichtet. Thema seiner Kompositionen, hier das erste mal auf Albumlänge versammelt, ist allerdings die Stadt Québec. Das Stadtgefängnis als Ort gefrierender Erinnerungen, brüchiges Metall und der Brückeneinsturz von 1907, ortstypische Klangsignale (lokale “Phonokultur”, so Bédards Ausdruck) und archäologische Ausgrabungen. Förderungsaffine Themen, zu denen sich zwei freiere Arbeiten gesellen, über die literarische Figur eines Nachtwächters die eine, über Züge die andere. Zuweilen hört man ja, in der Akusmatik klinge alles wie auf Albumlänge aufgeblähte Kino-Hitech-Surroundsound-Demonstrations-Jingles. Egal was Bédard hier anpackt: dem spielt er voll in die Karten – und gewinnt am Ende doch. Der Rausch an übereinanderstürzenden metallischen Drones und flatternden Gatings, entfesselten Farb- und Dynamikschlieren ist bei ihm schlicht nochmal ein paar Grade schärfer und zupackender als anderswo. Hyperrealer Fiebertraumtaumel von Anfang bis Ende. Groß, natürlich. Und vor allem.

    Hyperrealer Fieberstraumtaumel von Anfang bis Ende. Groß, natürlich. Und vor allem.

    Topographies in Spex

    “Kritik”, Diedrich Diederichsen, Spex, no. 346, July 1, 2013
    Monday, July 1, 2013 Press
    Bédard geizt nicht mit fetten elektronischen Massagen und quasi-sinfonischen Massierungen, intensiven Unübersichtlichkeiten…

    Topographies in Ondarock

    “Recensione”, Roberto Mandolini, Ondarock, June 29, 2013
    Saturday, June 29, 2013 Press

    Martin Bédard è un compositore elettroacustico con una brillante carriera accademica alle spalle. Oggi insegna sia al Conservatorio che all’Università di Montréal. Topographies è il suo esordio discografico e raccoglie cinque opere composte tra il 2004 e il 2012.

    La prima composizione in scaletta, Grand dehors, mette subito in mostra la spaventosa energia e le considerevoli dinamiche della musica del canadese: particolari microscopici lasciati apparentemente in sottofondo vengono portati all’improvviso in primo piano con accelerazioni fantascientifiche. Dopo la boa dei tre minuti un crescendo devastante riempie lo spettro prima di esplodere in un poderoso ostinato che sembra la simulazione di una battaglia per il controllo del sistema solare.

    L’universo di Bédard è uno spazio multidimensionale dove l’attenzione è perennemente sollecitata da una valanga di eventi. Push & Pull si ispira al movimento ipnotico e metallico dei treni sulle rotaie e in qualche modo cita un vecchio amore adolescenziale di Martin, i Rush. Métal fatigue rappresenta bene la carica cinematica della musica del compositore di Québec City con i suoi abbondanti dodici minuti di montagne russe emozionali.

    L’universo di Bédard è uno spazio multidimensionale dove l’attenzione è perennemente sollecitata da una valanga di eventi.
    7
  • 109
  • 110
  • 111
  • 112
  • 113
  • 114
  • 115
  • 116
  • 117