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electrocd

Frenesia Post-Industrial

Girolamo Dal Maso, Blow Up, no. 182/183, July 1, 2013
Topographies

Martin Bédard è un compositore canadese di musica elettroacustica dall a brillante carriera accademica e con numerosi riconoscimenti (festival, premi, istituzioni accademiche e culturali) da una part e all’altra dell’oceano. Topographies è un lavoro curatissimo a partire dal package Tutto in in cartoncino (no plastica) con una bella e appropriatissima immagine sulla cover e un pieghevole all’interno (che “è” l’interno) ricchissim o di informazioni. La prima impressione all’ascolto è quella di una topografia del caos e del disastro. Basta prestare appena un po’ più di attenzione e il giudizio si capovolge: questo è un lavoro pie no di pensiero. Non solo perché nulla sembra lasciatoal caso, per la strutturazione dei pezzi, lucidamente organizzati con l’alternanza di sonorità fragorose troppo chiaramente elaborate elettronicamente: rumorosità, ritmiche percussive, macchinari sincopati roboantì, come un treno lucidamente impazzito. Più che un grafico dei luoghi — troppo statico e astratto — quella di Bédard è un a scrittura del rumore che li riempie. Anche il libretto — esso pure pieno di segni, di parole — non è una didascalia, ma parte del progetto, come un vettore, una freccia che indica luoghi sfatti industrial-post-industriali in cui (almeno mentalmente) collocarsi. Nel fragore generale si possono intuire rumori diversi (rumori “diversamente” rumori), altri tipi di sonorità. Questa auscultazione rende l’ascolto più interessante e attento, quasi a impedire preventivamente (ma con una certa rigorosa fatica richiesta) di essere frastornato. Basta pensare a come si spegne Topographie de la noirceur o alle pau se oniriche, spazzate da venti gelidi e inquietanti, di Push & Pull o di Champs de fouilles. La violenza e il suo impatto sonoro non è, però, tanto quello di luoghi ma delle reazioni che questi luoghi suscitano. Bédard rifugge nel modo più assoluto da uno sguardo compassionevole: in lui solo nuda, cruda ostensione, ostinata ricollocazione. I luoghi sociali che frequenta sono di per sé carichi di tensioni, in cui complessità, alterità e violenza squassano le sicurezze ordinarie: un carcere (luogo di reclusione), una ronda notturna, la ferrovia (luogo di passaggio per eccellenza nella modernità), un ponte crollato nel 1907, scavi archeologici (che — per un italiano — fa un po’ impressione pensare situati in Canada). In tutto questo la riflessione sull a memoria, su una certa memoria, su ciò che si tende a dimenticare o a lasciare da parte (e quindi bisogno andarci in questa parte, in questa realtà posta ai margini: bisogna andare ai margini, marginalizzarsi). Senza dimenticare l’identità francofona di Bédard, con il suo carico simbolico di lotta identitaria. A Michel Foucault sarebbe piaciuto questo disco, per i luoghi che frequenta, pure ad Artaud che l’avrebbe amato con odio implacabile, e pure Bataille che l’avrebbe trovato pieno di pensiero, non di “pensieri”, ma di suoni e rumori gravidi di pensiero, in atto di pensare, pregni, toccati, scalfiti e scassati dal pensare che hanno fatto scaturire. Un pensiero che “si” rivolta (come lo smascheramento di una trama autoriflessiva, auto-distruggente e insieme auto-costitutiva), energia dischiudentesi, sempre in atto, in eccitazione permanente, di cui esplora con lucidità e rigore il versante patologico più che quello vitalistico. I luoghi (topoi) di Bédard sono spazi pieni di suono da cui è risucchiata come una ventosa la vita, tragica, violenta, impetuosa, eppure sospesa, fragile, esposta. Un esercizio di pensiero. Filosofia militante. Musica.

Topographies
… suono da cui è risucchiata come una ventosa la vita, tragica, violenta, impetuosa, eppure sospesa, fragile, esposta. Un esercizio di pensiero. Filosofia militante. Musica.