Traces dans The Wire
A witty, frothy collection by
A witty, frothy collection by
The most coherent of the three empreintes DIGITALes discs reviewed here, and — a sign of times — the only one by a composer who’s not an academic. It’s also the only one with any suggestion of a groove — in this case industrial.
A recording that kicks off with shrill tinkling comparable to
The young Canadian composer
An education for the ears and a tonic for the mind, a chance to see clear visions with your eyes shut tight.
Raccolta che potremmo dire più letteraria che strettamente musicale. Si parte infatti con un viaggio in terra d’Italia, vedendo il pozzo etrusco di Perugia, i vaporetti di Venezia, la cattedrale di Torcello, la chiesa di Santa Maria della Salute. Certo, per chi non ha la possibilità di leggere le note dell’autore è un tantino complesso identificare le immagini sonore di
La seconda traccia,
Da questo punto in poi la raccolta parte verso i territori della letteratura fantascientifica con l’adattamento musicale e l’interpretazione “libera” di
Si giunge così alla fine del percorso con la visione dei mondi sotterranei di
Valutazione
Musica concreta, acusmatica [per un approfondimento leggi l’intervista di AAJ a Eric Leonardson cliccando qui], ambient, un percorso a ritroso nelle composizioni di questo neozelandese che ha studiato qua e là nel mondo con grandi nomi della musica (
Registrazioni in cui l’uomo fa solo da spettatore, o quasi, in cui i suoni reali (soprattutto acqua) vengono lasciati fluire — perdonate l’evidenza del verbo — coi loro tempi, sovrapponendosi ad altri amplificati e/o processati elettronicamente. Vasi di ceramica (di Creta e da olive proveniente dalla Turchia, se per voi hanno un suono diverso), pezzi di metallo, pioggia, aeroplani, mosche, ronzoni, tutto preso e stratificato con ritmi da colonna sonora, per un ascolto sicuramente coinvolgente, ma imbastardito (male, per i miei gusti, poi chissà…) da sciabordate di synth armonizzato.
Si sente pesante la mano della storia, della tradizione e della conservazione della musica elettroacustica e concreta, poche storie, quindi gli appassionati adoreranno questo disco, presentato in una veste ricercata e dal sound perfetto, come se si trattasse di storicizzare il compositore (e magari questo è l’intento) che propone materiali risalenti a quasi venti anni fa come all’anno scorso dal suono e dalla coerenza invidiabile (salvo
I bicchieri ogni giorno di più sono a metà, a voi stabilire se pieni o vuoti. (3,5)