Rumors of War, Maurizio Martusciello, Metaxu in Exibart
E’ tra i migliori protagonisti della sperimentazione sonora italiana e artefice di una sofisticata alchimia che fonde elettroacustica e musica elettronica. Decibel lo ha incontrato per parlare del suo progetto Metaxu. E delle sue collaborazioni con l’arte visiva…
Come è nato questo progetto e da dove deriva il nome che gli avete dato
Il progetto nasce dall’incontro fra me e Filippo Paolini, un dj. Dopo aver fatto qualche concerto insieme, abbiamo deciso di fondare i Metaxu. Metaxu nel Simposio di Platone è il demone della voluttà, è colui che si apre verso l’altro, che si trova sempre nella dimensione della disponibilità, dell’apertura, non è mai sazio di quello che ha ottenuto e quindi è nella condizione di una continua ricerca.
Parlaci del rapporto con i visuals, le sequenze di immagini che utilizzate durante i vostri concerti
A un certo punto del nostro percorso ci siamo aperti alla possibilità di lavorare coi media, con il linguaggio del visivo. Ed abbiamo accolto nel gruppo Mattia Casalegno.
Tu hai anche lavorato alla realizzazione di video con il gruppo Cane capovolto e ad altri progetti di Sound Art e Performance Art. Puoi dirci qualcosa su questi ambiti di sperimentazione che investono più linguaggi
Lavorare con Canecapovolto, gruppo storico della sperimentazione visiva, riporta ancora alla dimensione del continuo rimettersi in gioco, del volersi trovare in un atopos, in un’assenza di luogo, in una condizione altra. Questo è il tipo di legame che ho con una serie di linguaggi artistici a me poco conosciuti ma con cui interagisco. E’ proprio lì che si impara, nell’intermezzo. L’ultimo rapporto che va in questo senso è quello che ho con Paolo Monti, un uomo desituante, che non riesci mai ad imbrigliare.
Musica elettroacustica, musica concreta, turntablism
Sì, noi usiamo questi mezzi. Ma c’è da dire che sono molti i musicisti che lavorano con questo tipo di strumentazione. E’un cambio epocale, è come suonare un nuovo strumento. Prima c’era la chitarra, adesso c’è il laptop.
I vostri dischi sono stati pubblicati all’estero e voi stessi avete continui impegni fuori dal nostro paese. L’estero è più ricettivo al vostro tipo di proposta
In Italia i Metaxu lavorano poco e questo è un fatto politico, sociale. Alcune nazioni, come quelle del Nord Europa, investono sulla cultura ed altre non lo fanno.
Il vostro lavoro si chiama
Non parlerei di impegno politico perché, come diceva Deleuze, facciamo della micropolitica anche all’interno di un rapporto interfamiliare. Tutti fanno politica, in ogni momento
I vostri prossimi progetti
I Metaxu stanno pubblicando

