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  • Petites étincelles dans RNE3: Atmósfera

    «Critique», Elena Gómez, RNE3: Atmósfera, 15 juillet 2018
    dimanche 15 juillet 2018 Presse

    Manuella Blackburn es una compositora de música electroacústica especializada la creación de música acusmática. Sin embargo, también ha compuesto para instrumentos y electrónica, improvisaciones para orquestas de laptops y música para danza.

    Manuella estudió música en la Universidad de Manchester y cuando terminó cursó un Master en Composición Electroacústica con David Berezan. Más tarde se convirtió en miembro del Manchester Theater in Sound (MANTIS) en 2006 y completó un doctorado en la Universidad de Manchester con Ricardo Climent en 2010.

    Esta noche abrimos sus Pequeños destellos Petites étincelles su última creación discográfica, escuchando este Javaari.

    Javaari es el término dado a ese puente del sitar donde las cuerdas melódicas y comprensivas corren y crean el sonido. El término también se refiere al tono único producido por el sitar. Esta pieza explora los fascinantes timbres que se originan en este instrumento y presta especial atención a las hermosas curvas de tono que se arquean más y más como si de finas vocales se tratase. El trabajo está estructurado en cuatro episodios, cada uno explorando una intensidad diferente de uso de sonido cultural explícito: a menudo el material de sitar está en primer plano y, a veces, retrocede o se filtra intermitentemente.

    Esta pieza, Javaari se realizó en el Centro Internacional de Compositores Visby de Suecia y en el Liverpool Hope University del Reino Unido).

    Este trabajo acusmático de Manuella Blackburn es el primero de una serie de piezas compuestas en colaboración con Milapfest con sede en la Liverpool Hope University. El de duración por un año, tiene como objetivo examinar la traducción y la transferencia de la música cultural a la música electroacústica y está financiado por el Arts and Humanities Research Council (AHRC).

    Cette pièce [Javaari] explore les timbres fascinants qui proviennent de cet instrument [le sitar] et accorde une attention particulière aux belles courbes sonores qui s’arquent de plus en plus comme s’il s’agissait de voyelles fines.

    Nano-Cosmos dans Music Map

    «Recensione», Gilberto Ongaro, Music Map, 9 juillet 2018
    lundi 9 juillet 2018 Presse

    Ana Dall’Ara-Majek è una compositrice canadese, che fa dell’esplorazione dei rumori digitali la propria cifra stilistica. Nelle sue performance utilizza il theremin in maniera non convenzionale, circondata da ingegneri del suono ai Mac e affiancata talvolta da un performer che sposta nell’aria una tavoletta collegata al theremin, che come un caos pad genera disturbi sonori che nell’album Nano-Cosmos (appena uscito per Empreintes Digitales Records) diventano il collante fondamentale di tutto. Le tracce traggono ispirazione dal microuniverso dei batteri, con i loro movimenti repentini e la loro consistenza amorfa. Bollicine sintetiche in Akheta’s Blues si riverberano nell’aria sopra al rumore di passi, ottenuti tramite sfrigolio degli input noise, e l’effetto è quello di una passeggiata in una notte umida, dentro ad un nugolo di moscerini. Ci si focalizza poi su quel piccolissimo nemico, tanto minaccioso per molti di noi, l’acaro, dandogli una connotazione trasparente, quasi pura e diafana: Diaphanous Acarina è una traccia con molte diverse stanze, e contiene suoni microscopici. E se questi parassiti iniziassero a cantare tutti? Bacillus Chorus ci dà l’esempio di come potrebbe essere una discussione tra i bacilli, sempre affiancata dai disturbi sonori umani. Pixel Springtail Promenade è un viaggio di 15 minuti, montato come le scene di un film; succedono cose in una parte, altre in un’altra parte e a turno ascoltiamo gli aggiornamenti simultanei in corso di ogni capitolo. Tra un lontano galoppo di cavallo da un lato, dall’altro bambini al parco, poi una strada trafficata di pedoni, un suono acido che diventa predominante, in corrispondenza all’intensità urbana che aumenta a vista d’occhio… C’è una parte leggermente più musicale in senso stretto: suoni ridondanti di archi, che si mescolano ai batteri sonori, sempre più acuti. Una porta si chiude e si passa al secondo tempo, fatto di carte spostate e ipotetiche uscite di casa nella notte, dato che a giudicare dall’ascolto si percepiscono anche quei suoni tipici della notte cittadina. Tornano i batteri e gli archi, a volume maggiore rispetto a prima, e c’è un climax molto forte che ci porta al suono di una sveglia. Solo che invece di risvegliarci, cadiamo in un sonno ancora più profondo, entrando in un sogno dove si avverte la fauna, tra ranocchi, cani e versi di animali elettronici resi inafferrabili. Una sensazione simile si ha in Xylocopa Ransbecka, dove dopo porte e portoni che si chiudono, e un gatto che chiede attenzione, ci immergiamo nella microrealtà, tra stafilococchi e protozoi. Tale microrealtà viene deformata a tal punto da perdere ogni riferimento sia musicale che rappresentativo. Diventa surreale. Durante una pioggia battente, riesce ad inserirsi una sinfonia di mosche, ingrossata dal pitch in modo che poi divengano suoni simili a quelli del sax (altro strumento di cui Ana ha collaborazioni nei suoi lavori). Infine, riverberi da 2001 Odissea nello Spazio ci rendono una spazialità ampia che contrasta con l’infinita piccolezza dei germi. La traccia termina con l’elaborazione della pioggia, che da realistica diventa elettronica fino ad affinare il suono e renderlo impercettibile. Un universo particolare e inospitale, che colpisce soprattutto se osservato dal vivo, unito alla performance corporea e visual.

    Un univers particulier et inhospitalier, qui frappe surtout lorsqu’il est observé en direct…

    Nano-Cosmos dans Rockerilla

    «Recensione», Mirco Salvadori, Rockerilla, 1 juillet 2018
    dimanche 1 juillet 2018 Presse

    Quando si entra in territorio acusmatico la percezione cambia, è d’obbligo. Il suono viene ripartito tra vari altoparlanti e richiede l’immersione totale nella sua stessa materia per essere recepito. Il sound artist passa in secondo piano, pur essendo l’esecutore e il creatore della partitura, si pone in ombra rispetto al suono che trasmette. Cerimonie che forniscono elementi di incredibile spazialità, in special modo se l’offerta riguarda i micro-cosmi elettroacustici e la loro rappresentazione attraverso l’improvvisazione, la specialità della compositrice, sound artist e ricercatrice canadese Ana Dall’Ara-Majek. Contemporaneità Immersiva.

    … elementi di incredibile spazialità…

    Nano-Cosmos dans The Wire

    «Review», Robert Barry, The Wire, no 413, 1 juillet 2018
    dimanche 1 juillet 2018 Presse

    There’s a track on SoundCloud that periodically goes viral on social media, accompanied by the usual expressions of astonishment and high emotion that that medium demands. It sounds like a heavenly choir singing in perfect diatonic harmony, but the accompanying blurb claims it as no more than a recording of massed crickets slowed down in extremis.

    It’s not, of course. Or at least, not without significantly more manipulation than that implies. But the popular hoax finds an uncanny echo in the first track on composer Ana Dall’Ara-Majek’s new album on Québécois label empreintes DIGITALes.

    The title track Akheta’s Blues refers to the cyclical song of the Acheta domesticus, that is the common house cricket. And though Akheta’s Blues offers significantly more melodic and rhythmic sophistication thans its online predecessor, all skittering rhythms and unearthly howls, sudden bursts and implacable rustles, it is nonetheless a piece of tonal electroacoustic music, its variant layers related harmonically and arranged according to melodic leitmotifs. The approach is typical of Ana Dall’Ara-Majek, a Paris born composer with a PhD from the University of Montréal and a particular interest in electroacoustic analysis. The track works through precise, granular detail to discover the music hidden in things, to eke it out and elaborate it compositionally.

    All the tracks on Nano-Cosmos are inspired by, extracted from, or somehow dedicated to the indra-world of creepy crawlies and micro-organisms. Diaphanous Acarina takes you into the society of mites that live on vine leaves as seen through a microscope. Bacillus Chorus, as the name suggests, os a chorus of bacteria, developed with the RSF Kobol synthesizer and structured according to processes of binary fission and incessant contamination. Pixel Springtail Promenade evokes arthropods as small as computer pixels. Xylocopa Ransbecka goes in search of an errant carpenter bee from the macro world of human-audible field recordings to a micro world of glitches and electrical swirls.

    The album collects works composed since 2012 in a wide variety of formats — in some cases reducing a 16-channel surround set-up down to a stereo mix. But in no case does that reduction inhibit the listener’s sense of entering into a universe quite distinct, both familiar and inscrutable, everyday and utterly alien.

    … a universe quite distinct, both familiar and inscrutable, everyday and utterly alien.
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