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  • Corazón Road dans Les Cahiers de l’ACME

    «Critique», Stephan Dunkelman, Les Cahiers de l’ACME, no 155, 1 septembre 1994
    jeudi 1 septembre 1994 Presse

    Corazón Road est une sorte de carnet de voyage musical d’Amérique Centrale. Ce n’est ni un document ethnologique ni un reportage journalistique mais une réalisation sonore musicale. Carole Rieussec et Jean-Christophe Camps alternent parties purement musicales et pièces radiophoniques. À écouter tranquillement chez soi comme on regarde un ouvrage sur les prises réalisées par un photographe que l’on apprécie.

    L’ivresse de la vitesse, L’ivresse de la vitesse 1, L’ivresse de la vitesse 2 dans Deep Listenings

    «The Electronic Universe, Daring Music: empreintes DIGITALes», Luca Isabella, Deep Listenings, no 1, 1 septembre 1994
    jeudi 1 septembre 1994 Presse

    Un discorso un pò diverso può essere fatto per il CD di Dolden. Anche qui la complessità strutturale é impressionante: si tratta di registrazioni multitraccia di partiture relative a diversi strumenti, soprattuho acustici e per la maggiar parte suonati dal compositore stesso, che creano un vortice sonoro notevole, di grande impatto e originalità. Devo dire che questi brani mi hanno lasciato in alcuni momenti a bocca aperta per la loro capacità di creare immagini quasi tridimensionali, nelle quali l’ascoltatore si sente trascinato e, scusate se esagero, ma é stata la mia impressione personale, atterrito, soprattutto a causa dell’elevata pressione sonora e dell’incredibile dinamica della registrazione (inutile dire che l’ascoito ad elevato volume con altoparlanti é un must). Interessanti sono le motivazioni concettuali che l’artista si premura di abbinare ad ogni brano, che sicuramente dimostrano un pensiero eclettico, non privo di legami con certa critica della modernità e alcune teorie tantriche (soprattutto sul concetto di velocizzazione ed esaltazione degli elementi dissolutori, per spingersi oltre il punto di non ritorno).

    Che altro aggiungere? Innanzitutto che i Cd empreintes DIGITALes sono in generale di facile (con le dovute riserve) reperibilità, anche qui da noi.

    Daring Music…

    Tangram dans Deep Listenings

    «The Electronic Universe, Daring Music: empreintes DIGITALes», Luca Isabella, Deep Listenings, no 1, 1 septembre 1994
    jeudi 1 septembre 1994 Presse

    Il primo, che rappresenta un notevole passo in avanti rispetto al precedente Cd di Normandeau, contiene due versioni (su due Cd) degli stessi brani, che si differenziano essenzialmente per il loro trattamento in fase di mixing. La prima versione, infatti, é una registrazione multitraccia appositamente cancepita per l’ascolto in stereofonia o per la messa in onda (chissà chi avrà mai questo ardire, almeno qui in Italia), la cui realizzazione, ampiamente descritta nel libretto accluso, rappresenta aspetti sicuramente interessanti, in quanto si tratta di una registrazione stereofonico in presa diretta da una serie di altoparlanti, ognuno relativo ad una particolare traccia del brano. La seconda versione é invece dedicata alla diffusione in concerto. Da un punto di vista più strettamente musicale e meno tecnico, siamo di fronte, come nella maggior parte delle opere presentate da empreintes DIGITALes, ad un’opera piuttosto complessa, soprattuHo a livello strutturale. Il rischio maggiore é che risulti un pò freddina per chi ama l’impatto emotivo, mentre può sicuramente entusiasmare le menti razionali e gli amanti dell’arte del tono.

    Daring Music…

    Électro clips dans Deep Listenings

    «The Electronic Universe, Daring Music: empreintes DIGITALes», Luca Isabella, Deep Listenings, no 1, 1 septembre 1994
    jeudi 1 septembre 1994 Presse

    Mi trovo in difficoltà nello scegliere alcune tra queste apere, che sona attualmente 21, ognuna correlata da un libretto bilingue (inglese-francese) di almeno 20 pagine, anche perchè alcuni autori come Denis Smalley, Annette Vande Gorne, Michel Chion e Francis Dhomont rappresentano dei riferimenti assoluti per queste sonorità. Forse un discorso a parte merita l’antologia Électro clips, raffinatissimo sampler con piccoli brani di musica elettroacustica (clips, appunto) della durata massima di tre minuti (in questo genere raramente si é sotto la decina di minuti). Tuttavia, tra i 7 Cd usciti nel 1994 (di cui due doppi al prezzo di un singolo), vale la pena di citare due di essi: Tangram di Robert Normandeau e L’ivresse de la vitesse di Paul Dolden.

    Daring Music…

    empreintes DIGITALes dans Deep Listenings

    «The Electronic Universe, Daring Music: empreintes DIGITALes», Luca Isabella, Deep Listenings, no 1, 1 septembre 1994
    jeudi 1 septembre 1994 Presse

    Nell’ambito della musica sperimentale é veramente difficile presentare proposte musicali senza in qualche modo spendere almeno due parole sullo casa discografica, l’arganizzazione o la persona che si occupa della loro promozione. Penso che ciò sia inevitabile poichè, in certi ambiti artistici, pubblicare opere, promuovere manifestazioni e così via (anche portare avonti riviste come Deep Listenings) é veramente opera ardua, in cui solo una forte passione per I arte permeHe di superare tutte le difficoltà legate al fatto che si traHa comunque di aHività che non creano “valore aggiunto” monetizzabile, pur richiedendo fatica e dedizione.

    Ciò vale anche per noi, non professionisti, che scriviamo quattro righe per il piacere di condividere con altri la passione per manifestazioni artistiche non rispondenti alla sensibilità della maggioranza delle persone. Tutta questa premessa, forse non necessaria, per introdurre una collezione di piccoli capolavori di musica elettroacustica edita dall’etichetta canodese empreintes DIGITALes, che probabilmente molti di voi già conosceranno. L’etichetta fa capo ad un’organizzaziane di Montréal chiamata DIFFUSION i MéDIA, legata al Banff Centre for Arts della stessa ciHà. Tale centro si occupa della promozione di artisti canodesi, ma non solo, legati al mondo più o meno accademico e dediti alla “liberazione del suono,” come mi piace chiomare un certo modo di giocare can i suoni, con la collaborazione dell’Art Council canadese.

    I direttori artistici, i due musicisti canadesi Claude Schryer e Jean-François Denis, hanno curato in modo egregio la scelta degli artisti e delle proposte, creando in qualche anna una collezione di daring music veramente eccezionale, senza cadute di tono. Passando al contenuto, si può senz’altro affermare che, parafrasando John Cage, in questa musica dissonanze e rumori sono i benvenuti, ma benvenuto é anche l’accordo di settima di dominante, ”se capita che sipresenti.”

    Siamo pertanto ben lontani dal rumorismo fine a sè stesso di certi “industrial heroes,” che spesso hanno il merito di distruggere il contenuto melodico, fonte di molti pregiudizi e dell’eccessivo “sentimentalismo” che caratterizza buona parte della musica attuale, ma poche volte vanna oltre questo aspetto per cosi dire “distruffivo”, rimanendo intrappolati nello stesso coos prodotto (e in certi casi, vorrei aggiungere, nascondendo una sostanziale povertà di idee, complici le nuove tecnologie) o del fatto di essere “alternativi” le quindi si ritorna nel sentimentalismo di cui sopra, sotto forma di protagonismol. Vale pertanto la pena di precisare che siamo qui di fronte a Musicisti, nel vero senso del termine. Il che non vuol dire virtuosi di qualche strumento musicale, oppure cultori del pentagramma (anche se nella maggiar parte dei casi si tratta di studiosi anche degli aspetti tecnici della musical, bensi di ricercatori, che dedicano tempo e fatica lalcuni brani sono realizzati nell’arco di anni) nella definizione di strutture sonore di elevata complessità strutturale e compositiva.

    Daring Music…

    Jean-François Denis, Claude Schryer, Alain Thibault, empreintes DIGITALes dans The Gazette

    «Electroacoustic Music Flourishes: Quebec a Hothouse for Diverse Pool of Styles, Talent», Andrew Jones, The Gazette, 18 juin 1994
    samedi 18 juin 1994 Presse

    In the early-music debate currently all the rage in the classical world, learned musicologists are asking themselves how Mozart’s music should sound played on period instruments instead of modern ones.

    If we reverse the concept, however, we arrive at an even more interesting question: What would Béla Bartók’s music have sounded like if he had had access to a modern recording studio?

    The result would probably sound a lot like electroacoustic music.

    Electroacoustic music is an abstract compositional form that was born in the recording studios of France’s national radio network during the 1940s.

    Composers like Pierre Schaeffer realized that everyday sounds — a ticking clock, thunderstorms or even crashing Concordes — could be recorded and organized into “music” through tape techniques, in much the same way that Béla Bartók wove the folk music he recorded on wax discs into his own compositions.

    Bad reputation

    Like Bartók, electroacoustic music is a highly structured, tactile music reflecting the texture and rhythm of everyday sounds in our acoustic environment, only the recording studio is the main instrument rather than the piano or violin. Many of the techniques pioneered in electroacoustic music are commonplace in today’s urban pop music, from the sampling and sound collages of hip-hop DJs like Hank Shocklee to the inventive remixing of dub reggae.

    Yet for years electroacoustic music itself has suffered a reputation as New Age’s inner-city cousin: a tedious, chaotic collision of found sound and synthesizer squawking that did no more to put our acoustic environment into perspective than a ride uptown on the subway.

    Alain Thibault is trying to change all that. A composer in his own right, Thibault is also artistic director of Quebec’s flagship electroacoustic organization, the Association pour la création et la recherche électroacoustiques du Québec (ACREQ), which celebrates 15 years at the vanguard of new music exploration tomorrow at Redpath Hall.

    The 37-year-old Quebec City native believes that to reach new audiences, electroacoustic music needs to come out of the studio.

    ”I have no interest in being a purist,” says Thibault. “More and more we see a crossover between musical genres, and what I’ve been trying to do with ACREQ is get electroacoustic music out of the contemporary music closet. I want to make it more alive, more accessible, without any artistic compromise.”

    With this in mind, Thibault designed ACREQ’s current season as a multi-media affair.

    Recital well received

    The Dangerous Kitchen, an electroacoustic homage of Frank Zappa’s work that Thibault and Walter Boudreau staged last October, was an unqualified success. Electro Radio Days, broadcast in December, was an intriguing crosscountry checkup of radiophonic art. And there is still a buzz in the air about last month’s well-received recital by the hip Kronos Quartet.

    The 15th-anniversary celebrations will feature performances both inside and outside Redpath Hall by a baker’s dozen of Québec composers who got their start with ACREQ, including Yves Daoust, Jean Piché and Bruce Pennycook. Many of the works involve pairing a live performer, such as a guitarist, pianist, harmonica player or dancer, with a computer.

    ”I’m interested in electroacoustic music that involves live performance,” says Thibault. “We now have the technology for extraordinary interaction; the tools are so much more sophisticated. But I don’t believe in putting the performer behind the technology. The lights should be on the performers, not the speakers.”

    The wide scope of styles and influences that ACREQ has showcased over the years is a reflection of the diverse pool of electroacoustic talent that has settled in Quebec. While the music has long flourished in Canada, Québec has proven to be its hothouse.

    Part of this has to do with the high quality of musical education here. McGill, Université de Montréal and Concordia all have state-of-the-art recording studios and new music departments. On the air, both the English and French CBC support the music through programs such as Brave New Waves, Two New Hours, Musique actuelle, and Chants Magnétiques.

    ”There is something that is very unique to Québec,” says Jean-François Denis, composer and major domo of empreintes DIGITALes, a record label devoted to the genre. “We take pretentious music out of the concert hall and put it into people’s hands in bars, on the radio, on the street. By doing that it becomes much more accessible. Heard this way, electroacoustic music can be as fun to listen to as musique actuelle.”

    Denis has released 16 full-length CDs so far, and his catalogue encompasses composers drawn to both the American and European schools of electroacoustic thought. The former is influenced by technology and minimalism, the latter is more esoteric and dreamlike. The goal ot both schools, however, remains the same: to open our ears to the world of music we often tune out.

    Music think tank

    “Electroacoustics is an innovative medium,” says composer Claude Schryer of the Canadian Electroacoustic Community, a new music think-tank with its headquarters in Montréal.

    “It has the possibility to tell us how to better hear our world. It can tell you how acoustic environments work, how they affect you, how you can improve them, how important silence is.

    ”The whole spectrum is exciting when you think about it.”

    It has the possibility to tell us how to better hear our world.
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