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  • Rumors of War, Maurizio Martusciello, Metaxu dans Exibart

    «Intervista a Maurizio Martusciello», Exibart, 5 septembre 2003
    vendredi 5 septembre 2003 Presse

    E’ tra i migliori protagonisti della sperimentazione sonora italiana e artefice di una sofisticata alchimia che fonde elettroacustica e musica elettronica. Decibel lo ha incontrato per parlare del suo progetto Metaxu. E delle sue collaborazioni con l’arte visiva…

    Come è nato questo progetto e da dove deriva il nome che gli avete dato?

    Il progetto nasce dall’incontro fra me e Filippo Paolini, un dj. Dopo aver fatto qualche concerto insieme, abbiamo deciso di fondare i Metaxu. Metaxu nel Simposio di Platone è il demone della voluttà, è colui che si apre verso l’altro, che si trova sempre nella dimensione della disponibilità, dell’apertura, non è mai sazio di quello che ha ottenuto e quindi è nella condizione di una continua ricerca.

    Parlaci del rapporto con i visuals, le sequenze di immagini che utilizzate durante i vostri concerti

    A un certo punto del nostro percorso ci siamo aperti alla possibilità di lavorare coi media, con il linguaggio del visivo. Ed abbiamo accolto nel gruppo Mattia Casalegno.

    Tu hai anche lavorato alla realizzazione di video con il gruppo Cane capovolto e ad altri progetti di Sound Art e Performance Art. Puoi dirci qualcosa su questi ambiti di sperimentazione che investono più linguaggi?

    Lavorare con Canecapovolto, gruppo storico della sperimentazione visiva, riporta ancora alla dimensione del continuo rimettersi in gioco, del volersi trovare in un atopos, in un’assenza di luogo, in una condizione altra. Questo è il tipo di legame che ho con una serie di linguaggi artistici a me poco conosciuti ma con cui interagisco. E’ proprio lì che si impara, nell’intermezzo. L’ultimo rapporto che va in questo senso è quello che ho con Paolo Monti, un uomo desituante, che non riesci mai ad imbrigliare.

    Musica elettroacustica, musica concreta, turntablism: sono queste le matrici delle vostra produzione sonora. La contaminazione sembra essere già nel tipo di mezzi utilizzati, oltre che nei risultati propriamente sonori…

    Sì, noi usiamo questi mezzi. Ma c’è da dire che sono molti i musicisti che lavorano con questo tipo di strumentazione. E’un cambio epocale, è come suonare un nuovo strumento. Prima c’era la chitarra, adesso c’è il laptop.

    I vostri dischi sono stati pubblicati all’estero e voi stessi avete continui impegni fuori dal nostro paese. L’estero è più ricettivo al vostro tipo di proposta?

    In Italia i Metaxu lavorano poco e questo è un fatto politico, sociale. Alcune nazioni, come quelle del Nord Europa, investono sulla cultura ed altre non lo fanno.

    Il vostro lavoro si chiama Rumors of War ed è un invito a ricordarsi che nel mondo, oltre all’11 settembre, esistono molte guerre di cui non si parla affatto. In questo caso, la sperimentazione musicale ha veicolato una forma di impegno?

    Non parlerei di impegno politico perché, come diceva Deleuze, facciamo della micropolitica anche all’interno di un rapporto interfamiliare. Tutti fanno politica, in ogni momento: nello scegliere un vestito, un disco. Mentre parliamo muoiono delle persone a causa della guerra, e questo porta a rendersi conto che c’è ancora molto da fare. C’è bisogno di altre esplosioni. Non fuori, ma dentro di noi.

    I vostri prossimi progetti?

    I Metaxu stanno pubblicando Rumors of War e nel frattempo stanno lavorando al progetto Stanze d’ascolto, già presentato a Berlino, in collaborazione con Isabella Bordoni, fondatrice dei Giardini pensili.

    The Freest of Radicals dans See Magazine

    «Review», Prosper Prodaniuk, See Magazine, 5 septembre 2003
    vendredi 5 septembre 2003 Presse

    Also more easily available, thanks to a recent distribution deal with Fusion3, is Montréal’s No Type. Originally an MP3-only label, their releases stretch from the abstract breakbeat sound of Sluts On Tape to the electro-pop of Oeuf Korreckt and on to crazier experiments with sound and noise. The Freest of Radicals, a double disc release, is the best place to start. Made for the adventurous, its quality is high, as exemplified by: Tomas Jirku’s I Think I’m In Love-minimal techno of the highest order; Camp’s Oeee, which takes the blueprint of drum’n’bass, glitches it up and drops it on its head; and Jon Vaughn’s Bouncing Ball (1 of 2) + Gravel Road, an interpolation of two of his pieces that meet for some of the craziest, yet funkiest techno that you’ll ever hear.

    The second disc is full of innovation as well. Alphacat’s Waveporn speeds up some electro, plays with conventions for a bit, and then morphs into a slamming piece of techno that’s perfect for the dance floors of Tresor. Most of what’s listed here is the best of the accessible stuff. There are a few noise tracks, some sonic experimentalism and improvisation as well. But if you want some new sounds — and not ones that happened to come out this week — track it down. Other MP3 goodies can also be found at http://www.notype.com/.

    Made for the adventurous, its quality is high…

    May ’68 dans Fat Bankroll

    «Recension», Petter, Fat Bankroll, 3 septembre 2003
    mercredi 3 septembre 2003 Presse

    Den rutinerade kanadensiska MP3-labeln No Type, med snart fem år i branchen, verkar ha bestämt sig för att det är dags att börja släppa CD- och vinylskivor nu. Det kryllar visserligen av skivbolag redan, men No Type satsar eventuellt lite mer än de flesta, då detta kan vara den tyngsta tiotummare jag hållit i hittills. Dessutom får de till en rätt bra start på verksamheten i och med att de valt att släppa en platta med Claudia Bonarelli.

    Johan Fotmeijer, som ligger bakom namnet, har nämligen rätt klart för sig hur man gör trevlig dub-techno med Chain Reaction-stuk. På den här skivan har kanske dub-ekandet hamnat lite mer i förgrunden samtidigt som bakgrundsknepandet tonats ner jämfört med hur musiken lät på debutalbumet Everything Happens Only a Certain Number of Times, som Mitek släppte förra året. Förutom i inledande Consumer Culture, som i princip är ren techno. En klart kaffedrickningsvänlig skiva.

    En klart kaffedrickningsvänlig skiva.
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