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  • Éclats in Rockerilla

    “Recensione”, Massimo Marchini, Rockerilla, no. 487, March 1, 2021
    Monday, March 8, 2021 Press
    … the Canadian composer fully hits the target by creating an album of rare sensitivity, attentive to the sounds and languages of his time, thus shaping a work of exceptional aesthetic value.

    axet remperimos te in Percorsi Musicali

    “Recensione”, Ettore Garzia, Percorsi Musicali, January 31, 2021
    Tuesday, March 2, 2021 Press

    Bassal è entrato nel settore dell’elettroacustica e della produzione finalizzata al mastering e al sound designer nel 2001, diventando ben presto un punto di riferimento per la empreintes DIGITALes ed i suoi artisti (tra i tanti interventi potrei ricordare quelli su Andrew Lewis, Elizabeth Hoffman e Pierre Alexandre Tremblay). Nella musica acusmatica è quasi sempre difficile mediare il profilo tecnico con quello esclusivamente estetico e Bassal stesso ha avuto una trasformazione già intorno al 2012 quando pubblicò Poupées mathématiques, una raccolta di composizioni che cercava di dare una risposta ad un problema dei nostri tempi: “Is it possible to reconcile audiences with the notion of avant-garde creativity freed from “rebel” sonic attitudes?…” si chiedeva Bassal.

    axet remperimos te è un pozzo di ricercatezze sonore e di riferimenti segreti che passano nelle grinfie dell’ucronia, in sintesi la narrazione di una storia alternativa a quella verificata; Bassal si inventa la perdita della storia dell’intera antichità umana, che si trova a vivere nel Medioevo in un clima di totale assolutismo dei governi.

    Gli argomenti di Bassal non sono naturalmente lontani da quegli incubi che tartassano la mente delle persone intelligenti e degli stolti di ogni età, ossia un mondo di cui si percepiscono solo le rovine, sia in senso fisico che metaforico. Ma dentro le rovine Bassal pone l’accento sulle stanze che sono riuscite a conservare il loro aspetto ma delle quali si fa fatica a comprenderne l’utilità. In axet remperimos te Bassal ci ricorda indirettamente l’importanza del Il nome della Rosa di Umberto Eco, del cinema alla Brazil di Terry Gilliam, dei fumetti di Dylan Dog, della Fatherland di Robert Harris, dell’ambient music di Steve Roach e di tutta la materia trattata in soundtrack sull’argomento fantastico. Meglio di almeno 40 colonne sonore di Morricone.

    Better than at least 40 Morricone soundtracks.

    Vues spectrales in Percorsi Musicali

    “Recensione”, Ettore Garzia, Percorsi Musicali, January 31, 2021
    Tuesday, March 2, 2021 Press

    L’esplicazione di uno spettro per Smalley non richiede comunque che l’ascolto sia univocamente rivolto ad un’immagine specifica. Potremmo dire che Smalley le ammette tutte e in Vues spectrales si possono fare considerazioni solo sulla base delle indicazioni fornite dal compositore e dal suo interesse ad ottenere stimoli dai paesaggi, dalla natura o dal costrutto fono assorbente dei luoghi visitati: l’indole ispiratrice qui sta nei suoni di Golden Bay e Corbiéres, nel movimento “vorticale”, nell’aggregato dei suoni che accompagna il ringen solen ned danese e nello studio degli spazi di risonanza degli oggetti. La trasformazione timbrica che incide sul riconoscimento dell’origine della fonte (il cosiddetto écoute réduite di Schaeffer) e di cui Smalley fa uso frequentissimo è l’arma principale su cui fossilizzare il nostro giudizio: nessun concretista si sognerebbe di sbilanciarsi su significati che vadano oltre quello strettamente sonoro, ma per uno come me che crede ad un valore metafisico della musica si tratta di mettere in ordine le cose in maniera differente; con Smalley non si tratta certamente di iper-realismo fine a sé stesso, ma di un’evidenza sonora laica, che regge da oltre 70 anni un mondo di suoni venuto alla ribalta grazie agli ausili dell’elettronica.

    … with Smalley, we are certainly not dealing with hyper-realism as an end in itself, but with a secular sound evidence, which has been holding up for over 70 years a world of sounds that has come to the fore thanks to electronic aids.

    Portail in Percorsi Musicali

    “Recensione”, Ettore Garzia, Percorsi Musicali, January 31, 2021
    Tuesday, March 2, 2021 Press

    Portail rivela la genialità di Smalley e prospetta anche le differenze intervenute nell’elettronica nel tempo, i miglioramenti tecnologici che hanno reso possibile una migliore gestione della composizione su altri supporti, come succede nella versione di The pulses of Time, uno dei suoi capolavori incisi su nastro e che oggi può stare tranquillamente a fianco di pezzi come Wind of chimes, quasi unanimamente considerato il suo picco artistico; in The pulses of time, Smalley ha impostato una filosofia dell’impulso, non solo intendendolo nell’immediatezza che regolarmente attribuiamo al termine ma anche nella sua profondità temporale, quello spazio di tempo in cui si forma ed esaurisce la vibrazione sonora: una vera e propria vivisezione dell’impulso, che non sta solo nell’attacco sonoro ma soprattutto nei rimbalzi sonici e nella potenziale movimentazione a corredo dell’impianto complessivo della composizione.

    La Francia è fonte d’ispirazione per le altre due composizioni: per Sommeil de Rameau il disturbo recato al compositore del tardo barocco diventa un legame inossidabile per un nuovo apprezzamento della materia, nell’appropriarsi di una fase storica e dargli i connotati di una attuale, mentre per Fabrezan Preludes c’è invece un lavoro accademico immenso che si comprende nell’ascolto del trattamento della spazialità dei suoni, nella ricerca di un senso sonoro dell’esplorazione o nei parziali dei suoni della campane che fanno da minuzia.

    Portail reveals Smalley’s genius and also points out the differences that have occurred in electronics over time…

    Figures de son in SilenceAndSound

    “Critique”, Roland Torres, SilenceAndSound, February 23, 2021
    Wednesday, February 24, 2021 Press

    Compositeur de musiques électroacoustiques, disparu prématurément en 2014, Patrick Ascione après des études de musique classique, s’est formé à l’IMEB (anciennement GREM), et développera par la suite la composition sur ordinateur à l’Ircam.

    Figures de son regroupe cinq œuvres composée entre 1998 et 2012. La particularité de son travail réside dans l’utilisation de l’espace et du traitement sonore, allant jusqu’à injecter des bribes de drum’n’bass sur le sensationnel Ascionerie no 6: Fantaisie diabolique.

    Expérimental tout en restant très accessible, la musique de Patrick Ascione est d’une richesse infinie, mélangeant énormément de genres et d’approches au sein de son répertoire. La froideur chez lui, peut prendre des allures de chaudron bouillonnant d’où s’échappent des bulles de frénésie pure, éclatant sur des parois vitrifiées.

    Son utilisation du rythme est aussi omniprésente, bien que de manière peu académique, insufflant à chaque son un tempo qui n’est pourtant pas issu d’instruments percussifs. Patrick Ascione fabrique des objets sonores qui fascinent de par leur dimension inclassable, croisant tribalité et sophistication, humour et onirisme. Envoûtant.

    Patrick Ascione fabrique des objets sonores qui fascinent de par leur dimension inclassable, croisant tribalité et sophistication, humour et onirisme. Envoûtant.
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