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  • L’envol dans SilenceAndSound

    «Critique», Roland Torres, SilenceAndSound, 27 mars 2015
    vendredi 27 mars 2015 Presse

    Américaine installée à Bruxelles depuis la fin des années 80, pour y poursuivre des études de composition instrumentale au Conservatoire Royal de Bruxelles et de musique électronique à Anvers, Elizabeth Anderson sort un premier album intitulé L’Envol, composé de divers travaux issus entre 1994 et 2014, en forme de parfaite introduction à son travail acousmatique et electroacoustique. Elizabeth Anderson travaille les sonorités avec un goût prononcé pour les ambiances sci-fi climatiques, construites à coups de field recordings et de machines flirtant avec les spasmes de la fausse quiétude, donnant naissance à des pièces désertifiées par l’âme humaine. Des tracks, émane une certaine désolation fantômatique, s’accaparant l’espace sous un manteau d’ambient sobre aux modulations brûlantes. Ce qui fascine, c’est la constance de son travail sur 20 ans. L’artiste continuant d’œuvrer sans relâche, sur un terrain minimal aux émotions fortes et à la retenue viscérale hypnotique. L’Envol nous transporte dans un futur aux émotions froides et distantes, monde dévasté et envahi de microstructures à l’étrangeté cybernétique. Très fortement recommandé.

    Très fortement recommandé.

    Dômes dans Carnage News

    «Recensione», Riccardo Gorone, Carnage News, 18 mars 2015
    mercredi 18 mars 2015 Presse

    Non saprei se definire questo disco, un vero e proprio album, oppure una raccolta di pezzi. Il concept che li lega, fa dell’opera Dômes un album; il fatto che poi ogni pezzo abbia vita propria, mette ai margini l’idea di inclusione all’interno di un progetto più grande. Formalmente, i brani (ai cui titoli segue la data di realizzazione) sono documentazioni, testimonianze di luoghi, situazioni che, astraendosi, si trasformano in scenari avulsi dal contesto d’origine. Robert Normandeau idea questo disco come uno sguardo che procede verso l’alto, per poi ripiombare in una realtà che, dopo l’ascensione, non sembra aver molto a che fare con quello che ci ricordavamo. Esce per l’etichetta acusmatica empreintes DIGITALes.

    Dômes: cinque pezzi (non facili) di differente produzione, in luoghi lontani e per scopi diversi.

    La part des anges (2011, 12) esplora la dispersione, la frammentazione, l’estrazione e la distillazione. Come nelle distillerie che si parla di parte degli angeli (la parte volatile durante l’invecchiamento dell’alcool che evapora fuori dalle pareti del barile, così i suoni, registrati su multitraccia da nastro, evaporano e si dissolvono lentamente, assistendo ad una continua sottrazione verso l’essenza. Kuppel (2005-6, 14), lavoro commissionato dalla ZKM, include tre registrazioni a Karlsruhe a Berlino durante un soggiorno autunnale di due mesi. Lavoro ideato per una cupola di altoparlanti all’interno della ZKM_Kubus. Pluies noires (2008, 14) è un brano ideato per lo spettacolo teatrale di Sarah Kane (Blasted) in cui sono registrati quattro tipi di pioggia (quella autunnale, invernale, primaverile ed estiva. Normandeau sembra definire “inutile” questa sua pratica, poiche “tutte queste piogge difficilmente riescono a lavare via l’oscurità dell’animo umano durante la guerra”. Probabilmente uno dei pezzi più inquietanti e abissali del disco. Hamlet-Machine without Actors (2014) è semplicemente “onnipresenza” musicale, ideato per uno spettacolo teatrale a Montreal che prevedeva un’ora e un quarto di musica dal titolo Hamlet-Machine with Actors. Ha integrato la traccia di suoni elettronici, inserendoci anche la voce degli attori sul palco e riducendola a 8′ e 54”: una rappresentazione di tabù. Baobabs (2012-13) per voci, sei percussioni e nastro, pezzo onomatopeico di cinque movimenti e con un’inedita composizione come adattamento a Il Piccolo Principe.

    Dômes richiede molto all’ascoltatore, così come ha richiesto molto al compositore. L’elemento basilare di questa miscellanea di brani è il tempo, nel suo scorrere, nel continuo modificarsi dei suoni, lento, fatto di toglimenti, intersezioni, nascondimenti, spaesamenti, rituali che ci circondano e che, senza una mirata sublimazione, rimarrebbero altrimenti ordinari. Normandeau plasma lo straordinario con un materiale ormai alieno dalla materia grezza. L’onda audio viene cesellata, ridotta disforme, cenere che poggia su quel che si crede vivo e che è ben oltre “questa” vita.

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