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  • Figures de son in Music Map

    “Recensione”, Piergiuseppe Lippolis, Music Map, March 1, 2021
    Tuesday, March 9, 2021 Press

    Patrick Ascione è stato un compositore originario di Parigi ma di origine italiana, molto attivo nel campo della musica classica e nelle sperimentazioni elettroacustiche, delle quali ha esplorato a fondo le potenzialità nel corso della propria attività discografica. A gennaio del 2021 è stato pubblicato Figures de son, album postumo che raccoglie alcune composizioni dell’artista scomparso nel 2014. La prima di queste è Enième, che risale al 2004 e vede incastri e sovrapposizioni di voci su suoni naturali e brevi inserti strumentali e che precede Ascionerie no 6: Fantaisie diabolique, il cui percorso è più lungo, ma anche più lineare. Per tutti i quasi dodici minuti, le percussioni sembrano viaggiare a velocità doppia, fino al climax su suoni selvaggi che annuncia la coda. Divertissement, invece, mostra una vocazione più classicheggiante, con suoni elettronici liquidi in grado di suggerire atmosfere sinistre e inquiete, con un effetto simile a quello di Et puis l’oubli…, che sembra inseguire il mostro di fumo visto in Lost. Danse de l’aube è decisamente più dolce e rassicurante nel suo incedere e a tratti sembra destrutturare forme di world music nel classico soliloquio elettroacustico. Figures de son è un modo per approcciarsi alla storia di un artista che ha scritto pagine importanti del genere, ma anche per scoprire chicche fino a poco tempo fa inedite.

    Figures de son is a way to approach the history of an artist who has written important pages of the genre, but also to discover gems until recently unpublished.

    Éclats in Rockerilla

    “Recensione”, Massimo Marchini, Rockerilla, no. 487, March 1, 2021
    Monday, March 8, 2021 Press
    … the Canadian composer fully hits the target by creating an album of rare sensitivity, attentive to the sounds and languages of his time, thus shaping a work of exceptional aesthetic value.

    axet remperimos te in Percorsi Musicali

    “Recensione”, Ettore Garzia, Percorsi Musicali, January 31, 2021
    Tuesday, March 2, 2021 Press

    Bassal è entrato nel settore dell’elettroacustica e della produzione finalizzata al mastering e al sound designer nel 2001, diventando ben presto un punto di riferimento per la empreintes DIGITALes ed i suoi artisti (tra i tanti interventi potrei ricordare quelli su Andrew Lewis, Elizabeth Hoffman e Pierre Alexandre Tremblay). Nella musica acusmatica è quasi sempre difficile mediare il profilo tecnico con quello esclusivamente estetico e Bassal stesso ha avuto una trasformazione già intorno al 2012 quando pubblicò Poupées mathématiques, una raccolta di composizioni che cercava di dare una risposta ad un problema dei nostri tempi: “Is it possible to reconcile audiences with the notion of avant-garde creativity freed from “rebel” sonic attitudes?…” si chiedeva Bassal.

    axet remperimos te è un pozzo di ricercatezze sonore e di riferimenti segreti che passano nelle grinfie dell’ucronia, in sintesi la narrazione di una storia alternativa a quella verificata; Bassal si inventa la perdita della storia dell’intera antichità umana, che si trova a vivere nel Medioevo in un clima di totale assolutismo dei governi.

    Gli argomenti di Bassal non sono naturalmente lontani da quegli incubi che tartassano la mente delle persone intelligenti e degli stolti di ogni età, ossia un mondo di cui si percepiscono solo le rovine, sia in senso fisico che metaforico. Ma dentro le rovine Bassal pone l’accento sulle stanze che sono riuscite a conservare il loro aspetto ma delle quali si fa fatica a comprenderne l’utilità. In axet remperimos te Bassal ci ricorda indirettamente l’importanza del Il nome della Rosa di Umberto Eco, del cinema alla Brazil di Terry Gilliam, dei fumetti di Dylan Dog, della Fatherland di Robert Harris, dell’ambient music di Steve Roach e di tutta la materia trattata in soundtrack sull’argomento fantastico. Meglio di almeno 40 colonne sonore di Morricone.

    Better than at least 40 Morricone soundtracks.

    Vues spectrales in Percorsi Musicali

    “Recensione”, Ettore Garzia, Percorsi Musicali, January 31, 2021
    Tuesday, March 2, 2021 Press

    L’esplicazione di uno spettro per Smalley non richiede comunque che l’ascolto sia univocamente rivolto ad un’immagine specifica. Potremmo dire che Smalley le ammette tutte e in Vues spectrales si possono fare considerazioni solo sulla base delle indicazioni fornite dal compositore e dal suo interesse ad ottenere stimoli dai paesaggi, dalla natura o dal costrutto fono assorbente dei luoghi visitati: l’indole ispiratrice qui sta nei suoni di Golden Bay e Corbiéres, nel movimento “vorticale”, nell’aggregato dei suoni che accompagna il ringen solen ned danese e nello studio degli spazi di risonanza degli oggetti. La trasformazione timbrica che incide sul riconoscimento dell’origine della fonte (il cosiddetto écoute réduite di Schaeffer) e di cui Smalley fa uso frequentissimo è l’arma principale su cui fossilizzare il nostro giudizio: nessun concretista si sognerebbe di sbilanciarsi su significati che vadano oltre quello strettamente sonoro, ma per uno come me che crede ad un valore metafisico della musica si tratta di mettere in ordine le cose in maniera differente; con Smalley non si tratta certamente di iper-realismo fine a sé stesso, ma di un’evidenza sonora laica, che regge da oltre 70 anni un mondo di suoni venuto alla ribalta grazie agli ausili dell’elettronica.

    … with Smalley, we are certainly not dealing with hyper-realism as an end in itself, but with a secular sound evidence, which has been holding up for over 70 years a world of sounds that has come to the fore thanks to electronic aids.
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