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  • Connexion in Flux Europa

    “Review”, Stewart Gott, Flux Europa, April 1, 2001
    Sunday, April 1, 2001 Press

    A recording that kicks off with shrill tinkling comparable to Maryanne Amacher’s Sound Characters and comes to a dramatic conclusion reminiscent of Come to Daddy period Aphex Twin clearly knows no barriers. From classical, to noise, to avant-garde mouth music, to drum ’n’ bass, the genres and sub-genres are all represented here, thick and fast on each other’s heels in a glorious welter of exquisitely produced sound.

    The young Canadian composer Louis Dufort has a fascination with cinema and a history of involvement with contemporary dance that in part explains the extraordinarily visual nature of his work. This is nowhere more true than the remarkable Pointe-aux-Trembles, the second of the four pieces presented here, which gives a vivid picture of Montréal oil refineries glittering against the night sky. A marvellous sense of movement and depth is given in the exhilarating shifts from noise to silence and back again. This is industrial music at its best, demanding total concentration. Elsewhere Zénith sounds like Edgar Varèse on acid, all billowing sheets of electronics and feverish incantations, uneasy and ethereal. Transit thumps and nags in disjointed throbs that come together cogently. Décap, with its Stimmung gabbles, its furious shouts and growls, its Wagnerian bluster, its frenetic rhythms that drop over an abyss into edgy silences, is totally unnerving.

    An education for the ears and a tonic for the mind, a chance to see clear visions with your eyes shut tight.

    An education for the ears and a tonic for the mind…

    … dans le silence de la nuit… in All About Jazz Italy

    “Recensione”, Luca Pagani, All About Jazz Italy, April 1, 2001
    Sunday, April 1, 2001 Press

    Raccolta che potremmo dire più letteraria che strettamente musicale. Si parte infatti con un viaggio in terra d’Italia, vedendo il pozzo etrusco di Perugia, i vaporetti di Venezia, la cattedrale di Torcello, la chiesa di Santa Maria della Salute. Certo, per chi non ha la possibilità di leggere le note dell’autore è un tantino complesso identificare le immagini sonore di Derrière la porte la plus éloignée… con quei luoghi turistici, tuttavia un’atmosfera e un ambiente ben preciso sono evocati all’interno della narrazione sonora. Gilles Gobeil non intende costruire la composizione tramite elementi né realistici né concreti: l’autore intende proporre invece un immaginario delle proprie sensazioni dalla vista dei paesaggi, dal ricordo che ne ha, ma in nessun caso si propone una descrizione realistica o fotografica degli avvenimenti. Solo per la cronaca, la composizione è stata presentata per la prima volta al Festival FIMAV (Festival International de musique actuelle) di Victoriaville (Canada).

    La seconda traccia, Projet Proust è una rilettura personale (la voce narrante è di Marc Béland) delle prime pagine del romanzo Du coté de chez Swann (in italiano “La strada di Swann”) dello scrittore francese Marcel Proust. Alla narrazione si sovrappongono assemblaggi di varia natura, canti gregoriani mischiati ai rumori che più sovente vengono utilizzati in questi ambiti, ovvero i bruits delle stazioni ferroviarie. Il metodo nel comporre i suoni che è stato utilizzato in questo caso ricorda il “Ritratto di città” realizzato da Luciano Berio e Bruno Maderna. Il tono della narrazione in un certo senso dimesso, la musica che tende a sottolineare gli aspetti “psicologici” del racconto, sono elementi che legano l’opera di Gilles Gobeil al citato lavoro dei due compositori italiani.

    Da questo punto in poi la raccolta parte verso i territori della letteratura fantascientifica con l’adattamento musicale e l’interpretazione “libera” di The Time Machine (in italiano “La macchina del tempo”), romanzo dello scienziato-scrittore Herbert George Wells. Point de passage si svolge con tratti più discontinui rispetto alle precedenti tracce anche a causa delle innumerevoli fonti sonore da cui la composizione prende spunto. Ancora una volta rumori catturati dagli ambiti ferroviari, ma anche dall’ambiente naturale (tuoni e pioggia) accompagnate da un maggiore utilizzo delle elaborazioni elettroniche (drones di media durata, rumori manipolati a tal punto da assomigliare al suono di un synth).

    Si giunge così alla fine del percorso con la visione dei mondi sotterranei di Voyage au centre de la terre (“Viaggio al centro della terra”) di Jules Verne. Come è facile immaginare i suoni che l’autore utilizza in Nuit cendre sono talvolta praticamente inudibili (frequenze bassissime), talvolta vere e proprie “esplosioni”, cornici e contorni. È abile ancora una volta Gobeil ad rileggere l’opera, a renderla “sua”, attuale e — cosa più difficile — a trasporla dalla letteratura all’ambito sonoro. Anche per questo motivo siamo riusciti nella difficile impresa di scriverne.

    Valutazione: ★★★★

    ★★★★

    Sources / scènes in All About Jazz Italy

    “Recensione”, Jacopo Andreini, All About Jazz Italy, April 1, 2001
    Sunday, April 1, 2001 Press

    Musica concreta, acusmatica [per un approfondimento leggi l’intervista di AAJ a Eric Leonardson cliccando qui], ambient, un percorso a ritroso nelle composizioni di questo neozelandese che ha studiato qua e là nel mondo con grandi nomi della musica (Messiaen, Schaeffer) ed ha contribuito a sviluppare l’amplificazione sonora.

    Registrazioni in cui l’uomo fa solo da spettatore, o quasi, in cui i suoni reali (soprattutto acqua) vengono lasciati fluire — perdonate l’evidenza del verbo — coi loro tempi, sovrapponendosi ad altri amplificati e/o processati elettronicamente. Vasi di ceramica (di Creta e da olive proveniente dalla Turchia, se per voi hanno un suono diverso), pezzi di metallo, pioggia, aeroplani, mosche, ronzoni, tutto preso e stratificato con ritmi da colonna sonora, per un ascolto sicuramente coinvolgente, ma imbastardito (male, per i miei gusti, poi chissà…) da sciabordate di synth armonizzato.

    Si sente pesante la mano della storia, della tradizione e della conservazione della musica elettroacustica e concreta, poche storie, quindi gli appassionati adoreranno questo disco, presentato in una veste ricercata e dal sound perfetto, come se si trattasse di storicizzare il compositore (e magari questo è l’intento) che propone materiali risalenti a quasi venti anni fa come all’anno scorso dal suono e dalla coerenza invidiabile (salvo Sea Flight che esagera con la violenza e i synth, e inserisce una cornamusa sul finale, e fa assomigliare il tutto a una specie di pezzo con tempesta e quiete successiva a rappacificare gli animi). Oppure dalla monotematicità deprecabile (salvo l’altra parte del brano Tides, Pools and Currents, che suona possente e strutturato e quindi “giovanile”, anche se dubito che questa famiglia di musicisti/compositori ami sentirsi “giovane”).

    I bicchieri ogni giorno di più sono a metà, a voi stabilire se pieni o vuoti. (3,5)

    3,5

    Sources / scènes in Westzeit

    “Kritik”, Klaus Hübner, Westzeit, April 1, 2001
    Sunday, April 1, 2001 Press

    Denis Smalley veröffentlicht ein mehrteiliges Klangkonglomerat aus den Quellen der akustischen Umwelt. Base metals entwickelt sich aus einem streng naturwissenschaftlichen Konzept: das Basismetall tritt in eine Verbindung mit anderen Substanzen ein. Im Ergebnis, das Smalley präsentiert, kommt und gehen die Klänge wie die Schwingungen eines metallischen Korpus. Der imaginäre Sound besitzt einen metallischen Grundton, dessen Quelle nach der Bearbeitung kaum noch auszumachen ist. Empty Vessels geht einen Schritt weiter und integriert reale Klänge wie das Vogelgezwitscher und Flugzeuglärm. In Tides schlägt die Natur zurück: Machtige Wellen aus elekronischen Quellen spülen auch störende Geräusche an den Hörstand. Denis Smalley studierte Musik an verschiedenen Universitäten und beschäftigt sich intensiv mit Auswirkungen von elektronischem Sound in verschiedenen Aspekten.

    Sources / scènes in Black

    “Kritik”, TB, Black, no. 23, April 1, 2001
    Sunday, April 1, 2001 Press

    Die charakteristischen Pappboxen der CDs von empreintes DlGITALes sind von weiten unvenwechselbar zu erkennen, und so fährt mir der Schreck schon jedes Mal in die Glieder wenn mein Chefredakteur das Promopäckchen auf unseren Redaktionssitzungen aus dem Hut zaubert Diese CDs sind für mich nie leicht zu rezensieren, denn es handelt sich um elektroakustische Musik, und das ist nichts, was ich mir mal eben zum Frühstück oder nach Feierabend kurz reinziehen kann Denis Smalley ist, wie die meisten Vertreter des Genres studierter Musiker, seine Herangehensweise an Musik ist — auch das ist genretypisch — eher akademisch und weniger sinnlich Drei der vier Tracks auf der CD haben, eine Grundgeräuschquelle als Ausgangsmaterial der Kompositionen Dieses Konzept ist mir aus der Noise-Musik von Aube vertraut und durchaus nicht neu. Hier handelt es sich allerdings nicht um Noise, sondern um ruhige Kompositionen. Das Stück Tides wurde am Strand aufgenommen, bei Empty Vessels wurde das Mikrophon im Innern von Vasen plaziert und Luft und Umgebungsgeräusche aufgezeichnet Base Metals wiederum beruht auf dem Klang von (na, was?) verschiedenen Metallen. Das Konzept von Pentes ist etwas anders gelagert Die Sounds sind abstrakter, konkreter und elektronischer und wurden durch das Verfremden von Instrumentenklängen erzeugt oder synthetisiert. Wie ich dieses Album nun bewerte? Nun von den Sounds her ist es durchaus interessant nur leider fehlt mir der Zugang zu solch “konstruierter” Musik und deshalb müßte ich schon in sehr guter Stimmung sein um die CD geduldig bis zum Schluß hören zu können

    Moment in Deep Listenings

    “Recensione”, Massimo Ricci, Deep Listenings, no. 20, April 1, 2001
    Sunday, April 1, 2001 Press

    Il migliore dei tre è Hans Tutschku, giovanissimo (1966) collaboratore di Karlheinz Stockhausen ed insegnante all’Ircam, autore di uno tra i migliori collages che abbia ultimamente ascoltato; un disco pieno zeppo di momenti da brivido, cangiante, etereo, ricco di nebbie ed aurore boreali e di momenti assolutamente non descrivibili. Moment è senz’altro il mio preferito tra questi tre albums e quello che senz’altro consiglio al lettore di DL quale più vicino allo spirito dello “speleologo” sonoro.

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