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  • Cartografía interior dans Music Map

    «Recensione», Gilberto Ongaro, Music Map, 1 janvier 2026
    mercredi 14 janvier 2026 Presse

    Chissà com’era il primo suono udibile. Con la sua elettronica sperimentale, il sound artist Diego Bermudez Chamberland ci trasporta all’origine dell’universo, tramite la cosmogonia e la mitologia scandinava.

    Cartografía interior è il nome dell’album, uscito per Empreintes DIGITALes, ed è un titolo tanto suggestivo quanto indicativo del percorso musicale, svolto in cinque anni da Bermudez Chamberland. Si tratta di tre brani, della durata rispettiva di 12’43”, 18’12” e 13’31”. Sono tre tracce avvolgenti realizzate unendo fitte texture a elaborazioni di suoni di strumenti e di elementi naturali.

    Per la fortuna di Bermudez Chamberland, l’anno scorso mi sono imbattuto ne “Il Mulino di Amleto”, folgorante saggio di Giorgio de Santillana e Herta von Dechend, per cui non sono del tutto digiuno di questi riferimenti. Siccome è inutile descrivervi tutti i sibili, le tessiture cristalline, i boati roboanti e i vari tschhuaaaooonnn che si possono ascoltare, posso invece riportarvi qualche stralcio dal saggio, che si rivela una lettura perfettamente adatta all’ascolto di questa cartografia interiore.

    Il primo brano si chiama Chronomundo, titolo che evoca l’origine del tempo, quando ancora non esisteva come dimensione. Il riferimento preciso di Bermudez Chamberland è nel racconto mitologico “Edda”, di Snorri Sturluson, risalente circa al 1220. La libera ispirazione parte dal frassino Yggdrasil, un albero, simbolo ricorrente quando si parla di divino. Non a caso, il nome gaelico della quercia è “duir”, che rimanda a “door”, cioè porta. Non a caso, una storica band si ispira alle porte della percezione…

    Il secondo brano si chiama Destin // Trouble, si può intuirne il tono minaccioso. Quale occasione per leggere della macina del titano Fróði. La sua macina si chiamava Grotti ed era gigantesca. Fróði reclutò due fanciulle giganti, Fenja e Menja, capaci di far funzionare il Grotti, e ordinò loro di produrre oro, pace e felicità. Grazie a Fróði quindi regnava la pace, ma egli era avido, perciò sfruttava le due fanciulle fino allo sfinimento. Una notte Menja, infuriata, fermò il lavoro e cantò un canto tremendo, un’imprecazione profetica:

    “Vedo ardere fuoco / a oriente della fortezza / son deste le notizie di guerra / è un monito. / Schiera d’armati qui / s’affretta / per incendiare / la dimora del Re (…) Maciniamo ancora! / Il figlio di Yrsa / vendicherà su Fróði / la morte di Hálfdan”. (Fonte: G DE SANTILLANA, H VON DECHEND, Il Mulino di Amleto, Gli Adelphi, Milano, 1993, pp. 118-120).

    E così, dalla macina uscirono schiere di soldati. Il re del mare Mýsingr uccise Fróði, portò in nave con sé le gigantesse nel mare con il gigantesco mulino, ordinando loro di macinare. Ora dalla macina uscì sale. La nave sprofondò, e il mulino con essa, ma senza smettere di funzionare. Fu così che il mare divenne salato, e inoltre si formò un gorgo, il celebre Maelstrom.

    Infatti i suoni di Bermudez Chamberland danno l’impressione di un gigantesco gorgo impetuoso, che ci portano nel terzo e ultimo capitolo, Punto maximal, dove dall’infinitamente grande passiamo all’infinitamente piccolo, al microscopico, sondando con fantasia le frammentazioni della materia, fino all’atomo, tradotte sonicamente in sintesi granulare.

    Gorghi, spirali, galassie, elettroni che ruotano intorno ai protoni: ci sono dei pattern regolari a tutte le dimensioni, e la Cartografìa Interior di Diego Bermudez Chamberland ce li fa udire tutti!

    Tourbillons, spirales, galaxies, électrons tournant autour des protons: il existe des motifs réguliers à toutes les dimensions, et la Cartografía interior de Diego Bermudez Chamberland nous permet de tous les entendre!

    Du noir tout autour dans The New Noise

    «Recensioni», Vasco Viviani, The New Noise, 19 décembre 2025
    samedi 20 décembre 2025 Presse

    Un trittico che verte sulla nozione di giardino interiore come metafora di un’intima percezione del mondo, questo è Du noir tout autour del franco-italiano Armando Balice, nome per me assolutamente sconosciuto.

    Black Garden, Empty Garden, Light Garden i titoli dei brani: nero, vuoto, luce. Armando utilizza i suoni registrati mantenendone le asprezze e utilizzandoli per costruire lunghi viaggi circoscritti, dove luci e ombre si intervallano e si accavallano. Spesso nel primo movimento sembra di essere alle prese con un decollo, con la partenza di una presenza misteriosa e possente. È il terreno stesso a vibrare, a mandare in agitazione fauna e flora, lasciando ad Armando il compito di armonizzare l’atmosfera con corde e sentori che abbracciano sia ipotesi carpenteriane, sia sperimentalismi senza compromessi. Ma se a chiudere il giardino nero sembra essere una riduzione operistica tra frequenze sconnesse, ad aprirci al vuoto sembra essere un viaggio dentro noi stessi. Empty Garden sembra creare uno squarcio attraverso il quale osservarci e rivivere tramite ciò che risuona dentro di noi. Una cavità drammatica e potente, dove — quasi rileggendo l’immagine di copertina di Pierre Barraud de Largerie — sembriamo in una fase di trasformazione che possa precedere una nuova e futuristica forma. La luce, così come la intende Armando Balice, sembra essere nelle mani della natura, quasi un elemento costante e associabile alla vita, all’espressione e alla trasformazione di energia che produce movimento e dialogo. Il contorno, quell’eterno sentimento di ascesa, di drammatica ascesa, è ovviamente costrutto umano che però non riesce a nascondere una speranza che non ci vede protagonisti. Un passaggio che dall’antropocentrismo passa ad un racconto fantastico, libero, dove esseri ed emozioni si uniscono in movimenti emozionanti. Le esplosioni che ci portano al finale sembrano essere libere e gioiose, forse per la fine di un tragitto forzato e tutto sommato inutile, più apprezzabile per il suono che può accompagnarlo che per il senso in sé. Ma se è vero che l’essere umano è l’unica specie a registrarsi e a lasciar traccia di sé, il viaggio di Armando Balice ha un suo senso e ci accompagna per i sentieri più oscuri, fuori e dentro di noi.

    … le voyage d’Armando Balice a un sens et nous accompagne sur les chemins les plus sombres, à l’extérieur et à l’intérieur de nous-mêmes.

    Cartografía interior dans Radiohoerer

    «Release Tipps: Wer braucht schon Schubladen-1», Radiohoerer, 14 décembre 2025
    samedi 20 décembre 2025 Presse

    Gletscher prallen aufeinander, Eis und Schnee fliegen umher und in den Wäldern ist der Teufel los. Wir können die Gedanken von Diego Bermudez Chamberland zu seinem Projekt lesen, doch die Räume, die er erschaffen hat, müssen wir selbst mit unseren Assoziationen füllen. Das ist überwältigend und Kopfkino vom Allerfeinsten!

    C’est bouleversant et cela stimule l’imagination au plus haut point!

    Histoires de soldats dans The Sound Projector

    «In This Square», Ed Pinsent, The Sound Projector, 14 décembre 2025
    samedi 20 décembre 2025 Presse

    Histoires de soldats offers us two military-themed pieces from the New Zealand composer John Young. For An Angel at Mons, he’s done his research into the origins of this popular “apparition” story and worked hard to build a sympathetic portrait of John Ewings, one of the witnesses of these WWI angels, incorporating snippets of his story from a 1980 TV interview. John Young combines story-telling with suitably eerie and “magical” music and sounds, hoping to say something about the nature of allegory and make a wider statement about the human condition. A similar technique has been applied to Once He Was a Gunner, realised four years earlier, but now the theatre of operations is the second world war, and the person interviewed is John Young’s own father. I suppose there’s more authenticity, realism, and personal truth in this second work, but it’s also very prosaic; I prefer the Angelic vision with its mysticism and magic.

    … I prefer the Angelic vision with its mysticism and magic.

    Contemplations dans The Sound Projector

    «Our Perception of Chaos», Ed Pinsent, The Sound Projector, 10 décembre 2025
    samedi 20 décembre 2025 Presse

    Contemplations is a survey of electro-acoustic compositions by Emma Margetson from Derby (UK), dating from 2015 to 2022. Mostly she used very simple means — close-miked objects, concentrating on one subject per composition, no especially radical changes and no foregone conclusions about what the work “means”. By the time of 2019’s Sketching Froanna she attempts an ambitious eight-channel composition, responding to the lines and shapes of an artwork by Wyndham Lewis. If there’s an underlying theme to Margetson’s observations, it’s about introspection and reflection, linked to the passing of time. Some pieces might be prosaic and descriptive, but I like her understated outlook on the world.

    … I like her understated outlook on the world.
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